Ci sono viaggi che nascono da una scena impressa nella memoria; una colonna sonora di un film o un’inquadratura di una serie tv che colpisce così nasce il cosiddetto set-jetting, la più recente tendenza tra i viaggiatori che scelgono destinazioni delle loro uscite fuori porta non per quello che sono, ma per ciò che rappresentano. Viaggi ispirati a film e serie tv, che trasformano il luogo in presenza di un turismo colmo di sentimento: si viaggia non per vedere, ma per rivivere. Ogni scorcio è una scena che si riaccende e chi cammina diventa testimone emotivo di un racconto già vissuto.

Il film come mappa del cuore

Nel set-jetting, la destinazione viene scelta per la sua forza evocativa; non importa se il luogo è sconosciuto o addirittura trasformato dalla finzione, poiché ciò che conta è quello che rappresenta per chi lo visita. C’è una profonda emozione nell’entrare in una stanza d’hotel vista in una scena di un film o nell’attraversare una piazza dove due personaggi si sono baciati.

set-jetting - Life&People MagazineSono tante le persone che partono appositamente per fare visita al set della saga di “Harry Potter”, diviso tra Inghilterra e Scozia, o i paesaggi del West americano, in particolare la Monument Valley, che ha ispirato “Spirit – Cavallo Selvaggio. Lo stesso accade in Nuova Zelanda, dove i paesaggi de “Il Signore degli Anelli” attirano fan da tutto il mondo, insieme a Dubrovnik che, grazie a “Game of Thrones, è diventata meta iconica. Siamo di fronte ad una forma di turismo che non si limita a consumare, ma punta a creare un legame solido tra viaggiatore e storia.

Volterra: la Toscana riscritta da Twilight

Tra le mete italiane più emblematiche del set-jetting, Volterra occupa un posto d’onore. La cittadina toscana, sospesa tra Medioevo e mistero, è entrata nel mito grazie a “New Moon”, secondo capitolo della saga di “Twilight”. Sebbene molte scene siano state girate altrove, è Volterra a rappresentare visivamente il cuore antico e oscuro dei Volturi, la dinastia di vampiri che governa da secoli nell’ombra. Da allora, la città ha visto un afflusso costante di fan sedotti dal fascino gotico delle sue pietre e delle sue piazze.

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Wadi Rum: il deserto parla il linguaggio della fantascienza

Il fascino arido e sublime del deserto di Wadi Rum, in Giordania, ha reso questa valle rossa una delle location più utilizzate per raccontare mondi altri, futuri, irraggiungibili: “Lawrence d’Arabia”, “The Martian”, fino al recente “Dune” di Denis Villeneuve. Qui, la terra offre un’esperienza quasi metafisica tra silenzio, vastità e luce che muta; i turisti che la scelgono non cercano semplicemente un’escursione, ma la possibilità di camminare in un paesaggio che ha già avuto mille vite, tutte strettamente cinematografiche. Così, chi attraversa il deserto si muove sulle orme di eroi, esploratori e prescelti.

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Skellig Michael e la spiritualità di Star Wars

A largo della costa sud-occidentale dell’Irlanda, una scogliera si erge imponente sull’Atlantico. Skellig Michael, sito monastico risalente al VI secolo, era fino a poco tempo fa conosciuto solo da studiosi e viaggiatori solitari. Con l’arrivo della nuova trilogia di “Star Wars”, essa è diventata il rifugio di Luke Skywalker e, di colpo, meta di pellegrinaggio per fan di tutto il mondo. Il contrasto tra il paesaggio ascetico e l’epica galattica ha creato un cortocircuito affascinante: da luogo di eremitaggio a spazio sacro della narrazione pop. Questo fenomeno è la prova che, quando il cinema incontra la spiritualità di un luogo, ne amplifica la voce, rendendola universale.

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Matera: dal Vangelo secondo Pasolini a James Bond

In Italia, pochi luoghi raccontano meglio la continuità tra cinema e identità culturale quanto Matera. La città dei Sassi ha vissuto decenni di rappresentazioni cinematografiche: “Il Vangelo secondo Matteo” di Pasolini, “No Time to Die”, ultimo episodio della saga di James Bond. I suoi vicoli incastonati nella pietra sono oggi attraversati da turisti che cercano, più che un panorama, un frammento di storia indipendentemente dal genere del film; che sia sacro o d’azione.

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Il viaggio che resta: memoria, emozione e appartenenza

A differenza di altri tipi di turismo, il set-jetting lascia una traccia che va oltre la fotografia o il souvenir. È un ritorno ad un’emozione, ad un momento di visione che ci ha colpito e che ora può essere toccato. In questo senso, esso è anche forma di riconoscimento e di partecipazione, poiché crea un legame tra luoghi e persone che li hanno abitati, anche solo virtualmente. Proprio per questo motivo, il viaggio non finisce quando si torna a casa, bensì rivive e lo si ritrova ogni volta che si decide di rivedere quel film o quella serie tv che lo ha ispirato. Il paesaggio ha un odore, la scena ha una consistenza ed una geografia emotiva che trasforma il sogno.

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