Non tutti i tagli conducono all’infinito. Alcuni, i più intimi, riportano alla terra, alla fisicità ruvida e malleabile della creta. Mentre il mondo celebra l’icona dello Spazialismo, l’artista dei buchi e delle ferite su tela, la mostra Peggy Guggenheim invita ad un viaggio di straordinario approfondimento, un’immersione tattile nell’altra metà del cielo creativo di Lucio Fontana. La collezione veneziana apre le porte a “Mani-Fattura: le ceramiche di Lucio Fontana”, la prima monografica museale interamente dedicata a questa produzione. E’ un atto dovuto, curato da Sharon Hecker, che riunisce oltre settanta opere, alcune delle quali mai esposte prima, per rivelare il legame vitale, quasi primordiale, che Fontana (1899–1968) ebbe con l’argilla per tutta la vita.

Lucio Fontana: il furioso e lo sperimentatore radicale

Lucio Fontana è, senza ombra di dubbio, tra le figure più radicali e irriverenti del Novecento. Artista dall’energia vulcanica, non si è mai accontentato dei confini predefiniti, cercando di superare la bidimensionalità della tela con i suoi celebri tagli e buchi. Azioni che non erano gesti di distruzione, ma atti spaziali volti a connettere lo spazio pittorico con lo spazio reale, l’infinito. Fontana era un pioniere dell’arte concettuale, un teorico che, con il suo Manifesto Blanco, anticipò l’esigenza di una nuova arte adatta alla vita dinamica e scientifica del dopoguerra. Ma la sua grandezza risiede proprio nella sua insaziabile fame di sperimentazione.

Mostra Peggy Guggenheim Mani-Fatture - Life&People Magazine

ph.@Claudia Corrent

Accanto al rigore concettuale dello Spazialismo, esisteva un Fontana più informale, profondo, intimamente legato alla materia. Un artista che trovava nella creta – morbida, fisica, sensuale – terreno fertile di invenzione e un rifugio dalla rigidità teorica. Lavorando con la ceramica, egli svelava la sua “seconda anima”, come la definì un critico dell’epoca, mostrando un lato più gestuale e collaborativo, coltivando relazioni durature con maestri come il ceramista e poeta Tullio d’Albisola e la manifattura Mazzotti.

Peggy Guggenheim: la “Dogaressa” che scommise sul genio

La collezione che ospita la rivelazione di Peggy Guggenheim, non è una cornice casuale. Peggy non fu una semplice collezionista; fu un vero e proprio catalizzatore per le avanguardie, una donna con un “fiuto” straordinario che, sfidando il conformismo, si prefisse di “comprare un quadro al giorno”, salvando di fatto l’arte europea dalla barbarie nazista e dando impulso a talenti come Jackson Pollock. L’eredità di questa Dogaressa eccentrica e lungimirante è un monumento al mecenatismo coraggioso: un’attività volta non solo ad accumulare, ma a sostenere e svelare il potenziale rivoluzionario degli artisti, creando un dialogo tra opere che ancora oggi è tra i più vibranti al mondo, e, proprio in questo spirito di scoperta si inserisce l’omaggio a Fontana ceramista.

Mostra Peggy Guggenheim Lucio Fontana Concetto Spaziale - Life&People Magazine

© Fondazione Lucio Fontana

L’argilla: compagna di vita e di viaggio

Il percorso ceramico di Fontana è lungo e affascinante, un filo d’argilla che attraversa decenni e contesti storici profondamente diversi. Iniziato in Argentina negli anni Venti, si sviluppò nel tumultuoso periodo fascista, per poi tornare in patria durante gli anni della guerra e infine fiorire nell’Italia della ricostruzione e del boom economico. L’argilla fu il suo banco di prova per eccellenza, permettendogli di spaziare con una libertà che la tela non sempre concedeva.

Mostra Peggy Guggenheim Lucio Fontana Crocifisso - Life&People Magazine

© Fondazione Lucio Fontana

La mostra permette di toccare con gli occhi questa versatilità: si incontrano ben 70 opere figurative – Arlecchini pieni di vita, figure femminili, guerrieri e animali – accanto a sculture astratte che preannunciano la sua ricerca spaziale. Non mancano oggetti di uso quotidiano, come piatti e crocifissi, o ambiziosi progetti architettonici realizzati in collaborazione con menti illuminate come Osvaldo Borsani e Marco Zanuso. Questa varietà non fa che sottolineare come Fontana usasse la creta per esprimere la sua visione scultorea più ampia e tattile.

Mani-Fattura: la fisicità e l’impronta dell’artista

Il titolo stesso dell’esposizione, Mani-Fattura, suggerisce il ruolo fondamentale della mano, l’impronta diretta, quasi violenta ma sempre affettuosa, che Fontana imprimeva sulla materia. Le fotografie d’archivio in mostra – testimonianza preziosa – lo ritraggono al lavoro, in un rapporto intimo e sudato con l’argilla, svelando un Fontana concentrato sulla fisicità del creare. L’esposizione veneziana, sostenuta da Bottega Veneta  accompagnata da un ricco catalogo edito da Marsilio Arte, invita a riconsiderare in modo definitivo Fontana non solo come pioniere dello Spazialismo e dell’arte concettuale, ma come artista completo, attento al potenziale espressivo, tattile e persino architettonico della creta.

Mostra Peggy Guggenheim Lucio Fontana Concetto Battaglia - Life&People Magazine

© Fondazione Lucio Fontana

A completare l’esperienza, un suggestivo cortometraggio – realizzato dal regista argentino Felipe Sanguinetti, Le ceramiche di Lucio Fontana a Milano – guiderà il pubblico attraverso i luoghi milanesi – Cimitero Monumentale, Villa Borsani, Chiesa di San Fedele, Fondazione Prada – dove le ceramiche di Fontana sono parte integrante dell’architettura e della vita urbana, a dimostrazione di quanto la sua arte fosse destinata a vivere nello spazio. Mani-Fattura ci spinge a guardare oltre i tagli iconici; è la riscoperta di un maestro che ha saputo infondere la sua carica rivoluzionaria anche nella più antica delle materie, lasciando tracce profonde e indelebili nella storia dell’arte.

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