Roma cambia pelle, l’aria si fa più limpida e le luci dei proiettori iniziano ad accendersi sui palazzi, la Città si prepara al suo rito collettivo, la Festa del Cinema, momento in cui le storie tornano a farsi corpo e la Capitale diventa set diffuso. Dal 2006, anno della sua nascita, la Festa è la risposta di Roma alla nostalgia del grande schermo. Lontano dall’intento di voler essere festival esclusivo, diviene invito e promessa che il cinema possa tornare ad abitare la vita quotidiana. La storia del Festival Cinema di Roma inizia come dichiarazione d’amore, un patto tra la città e la sua gente, un linguaggio che possa appartenere a tutti.
Le radici e la storia della Festa del Cinema
Nel 2006 l’Auditorium Parco della Musica, accoglie per la prima volta il red carpet che si stende tra sale e giardini. La scelta del luogo non fu casuale, dal momento che si scelse un’architettura contemporanea, aperta, immersa nel verde urbano per dichiarazione estetica e simbolica. Sin da subito, infatti, la Festa prese le distanze dalle logiche competitive e dall’aura dorata dei grandi festival internazionali. Roma voleva respirare cinema, ed il termine Festa divenne così manifesto identitario della celebrazione.
Nel corso degli anni, pur cambiando denominazione, la sua missione non muta. La Festa si consolida in risposta alla necessità di creare una vetrina pop, un trampolino di lancio per anteprime internazionali ad alto potenziale commerciale e occasione di incontro ed è riuscita a ritagliarsi un ruolo unico, concentrandosi sull’accessibilità e sul coinvolgimento urbano, con eventi e proiezioni che si estendono oltre l’Auditorium.
Le edizioni che hanno lasciato il segno ed i film in gara
Ogni edizione della Festa racconta un frammento di Roma di cui l’esordio fu un primo passo felice dove il pubblico entusiasmato seguì le proiezioni, tanto da sorprendere gli stessi organizzatori. Negli anni successivi, sul tappeto rosso dell’Auditorium hanno sfilato star e maestri, tra cui Julianne Moore, Meryl Streep, Martin Scorsese, Richard Gere, Cate Blanchett e Sean Connery. Ogni apparizione diveniva evento, ma soprattutto occasione di incontro diretto con il pubblico, grazie alle Masterclass e dialoghi che da sempre sono il cuore della manifestazione.
In quelle sale, il pubblico romano ha potuto ascoltare Quentin Tarantino, Wes Anderson, o ancora Tim Burton. L’idea era chiara e rimane tale: un luogo dove lo spettatore diviene parte attiva del racconto cinematografico. Tra le anteprime che hanno lasciato il segno, figurano film poi consacrati dai premi internazionali. Moonlight di Barry Jenkins, presentato nel 2016, avrebbe trionfato poco dopo agli Oscar. Lo stesso accadde con Green Book nel 2018 e Dallas Buyers Club del 2013, altro titolo acclamato e precursore delle vittorie agli Oscar, passato da Roma prima del successo planetario. Per il cinema italiano invece, l’esordio di Gabriele Mainetti con “Lo chiamavano Jeeg Robot” nel 2015, pellicola che divenne subito fenomeno nazionale ed internazionale.

La Festa oggi
Con la direzione artistica di Paola Malanga e la riconoscibilità internazionale confermata, la Festa ha introdotto dal 2022 un vero e proprio concorso internazionale dove i film sono contendenti giudicati da una giuria internazionale. Grand Public presenta titoli ad alto potenziale commerciale, ed in Progressive Cinema, che ospita visioni di frontiera e innovazioni. Seguono Freestyle, Storia del Cinema, Alice nella città rivolta ai giovani spettatori. La sezione Alice nella città, attiva in parallelo dal 2006 al 2011 e diventata autonoma dal 2012, rappresenta il ponte generazionale fra formazione e visione cinematografica, proponendo titoli ad un pubblico più giovane.

Titoli più attesi nel concorso Progressive Cinema
troviamo opere come Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, un film che esplora il delitto Casati Stampa, e l’adattamento del dramma di Ibsen Hedda, diretto da Nia DaCosta con Tessa Thompson, nella sezione Grand Public. Sempre nella sezione Grand Public si posiziona Couture di Alice Winocour, che vanta nel cast Angelina Jolie. Il programma include anche un forte focus su serie e prodotti italiani attesi, come Io sono Rosa Ricci, un film che racconta la storia del personaggio antecedente ai fatti della serie televisiva Mare Fuori.
Roma nell’ecosistema cinema
In un panorama in cui molti festival guardano all’estero, Roma insiste sulla conversazione con la città, tramite proiezioni in periferia, includendo quartieri e sale indipendenti: il cinema diffuso è realtà. Dalle origini, il Festival Cinema di Roma ha saputo costruire un’identità propria, lontana dalle competizioni e vicina alla gente. Se Venezia custodisce il mito e Cannes celebra il glamour, Roma sceglie l’abbraccio. L’essenza risiede nella sua partecipazione diffusa, nell’applauso che risuona anche dopo la proiezione, nei dibattiti che continuano nei corridoi dell’Auditorium, una manifestazione che riafferma il cinema quale settima arte, industria e piacere collettivo.
