C’è stato un tempo in cui la moda, parigina e non, era sinonimo di rigidità, corsetti nascosti e strutture complesse; contro di essa si inserisce la storia della stilista e scrittrice francese Sonia Rykiel. Senza una formazione accademica ma armata di una profonda intuizione sui desideri del corpo femminile, essa ha compiuto una delle rivoluzioni più durature nella storia della moda liberando la donna dal tailoring formale e mettendola finalmente a suo agio grazie al knitwear.

Il manifesto knitwear di Sonia Rykiel: il Poor Boy Sweater

La sua biografia è esempio perfetto di come la necessità possa generare innovazione: nata a Parigi nel 1930 da una famiglia di origine russa e rumena, Sonia Flis, – il suo nome di nascita – cresce in un ambiente cosmopolita e indipendente. Fin da giovane mostra un amore profondo per l’arte e la cultura, lavorando inizialmente come vetrinista. Il suo ingresso nella moda comincia con un momento di vita quotidiana ed una donna in attesa, – nel 1962 – desiderosa di un vestito premaman che la facesse sentire elegante e sensuale. Suo marito, allora proprietario di una boutique di prêt-à-porter, la mise in contatto con un fornitore di maglieria.

storia sonia rykiel - Life&People MagazineDa quella collaborazione nacque una creazione che avrebbe riscritto la storia del fashion design: una maglia aderente, dal collo alto e maniche lunghe, che abbracciava le forme invece di nasconderle; nacque il leggendario Poor Boy Sweater, il maglione del povero ragazzo, semplice ed essenziale. Esposto in vetrina, fu successo immediato, divenendo cult globale. Conquistò Audrey Hepburn tanto che, nel 1968, Rykiel potè fondare la sua maison nel cuore della Rive Gauche, simbolo della Parigi intellettuale e anticonformista.

L’intuizione di Rykiel fu quella di trasformare un materiale quotidiano

in uno strumento di libertà, elevando la maglieria a nuova forma d’arte. Le sue creazioni, prive di fodere rigide o strutture costrittive, scivolavano sulla pelle come prolungamento del corpo celebrando la donna per come era e non per come doveva apparire. Negli anni Sessanta e Settanta, mentre molti designer puntavano su linee architettoniche o futuristiche lei offriva fluidità, calore e intelligenza. I suoi maglioni, gli abiti in maglia, le jumpsuit in jersey erano seconda pelle e manifesto insieme, pensati per donne reali, per madri, lavoratrici, creative, donne che vivevano con ritmo e desiderio.

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L’Inside-Out Look e le icone di stile

Tra i codici estetici più celebri della maison, spicca l’Inside-Out Look, con cuciture a vista, orli non rifiniti, bordi sfilacciati. Con questo atto di ribellione concettuale scelta, Rykiel svelava l’interno del capo, mostrandone la sua verità, l’imperfezione come simbolo di bellezza, il processo come parte del risultato. Portava avanti in questo modo la metafora della sua donna complessa e autentica.

- Life&People MagazineLe righe colorate divennero poi un altro segno distintivo, reinterpretazione ironica e giocosa della marinière francese. E poi il nero, suo colore feticcio, immagine di forza e seduzione. Restano attuali anche i suoi maglioni con scritte e messaggi poetici, in una visione letteraria della moda che anticipava la cultura visiva e testuale di oggi.

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Omaggio in movimento: la sfilata per i 50 anni della Maison

La sfilata Sonia Rykiel Fall/Winter 2015, – un anno prima della scomparsa della stilista – è stata intesa proprio come manifesto vivente del suo lascito. Diretta da Julie de Libran all’interno della storica Bibliothèque Nationale de France, la passerella tra gli scaffali; le modelle muse contemporanee, sorridenti e complici, ma soprattutto lontane da ogni rigidità con maglioni a righe, abiti fluidi, piume e glitter che reinterpretavano l’iconico linguaggio in chiave moderna.

storia sonia rykiel - Life&People MagazineSul finale, una festa collettiva dove più di trenta modelle, veterane, volti nuovi e amiche della maison, camminano insieme, ballando, abbracciandosi, celebrando la sorellanza e la gioia. Era come se l’energia di Sonia fosse ancora lì, viva tra le luci, a ricordare che la moda è prima di tutto atto di libertà condivisa. I suoi capi insegnavano a muoversi, respirare, vivere in un’eleganza senza artifici, costruita sulla verità del corpo. Oggi, la sua eredità si riflette in ogni concetto di effortless chic, nel ritorno del knitwear sartoriale e nella riscoperta dell’artigianato autentico. Chloé, The Row, Prada, Gabriela Hearst, la nuova frontiera del knitwear di lusso,  morbido, scultoreo, consapevole parla la lingua che Sonia Rykiel inventò decenni fa. Una lingua fatta di tatto, intelligenza e ironia.

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